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Da Milano a NY, la distruzione delle città nell'arte di Tom Porta

Dall'8 al 23 maggio a Milano. Il giovane artista annienta i simboli riconosciuti dalla massa

Da Milano a NY, la distruzione delle città nell'arte di Tom Porta Da Milano a NY, la distruzione delle città nell'arte di Tom Porta

Dopo la preview, tenutasi nello spazio Zeus durante il Salone del Mobile, l'opera di Tom Porta sarà esposta a Milano in tutta la sua completezza in via Cesare Correnti (8 - 23 maggio 2010; inaugurazione venerdì 7 maggio, ore 18.30).

Uno spazio non-galleria, una TemporaryGallery che per due settimane si trasformerà nel mondo di Porta, con Extinction Agenda III, Fair Warning. La mostra a cura di Mario Giusti, raccoglierà nel catalogo i contributi di Luca Beatrice, Franco Bolelli, Eugenio Finardi e Igor Zanti.

Il percorso del giovane pittore milanese inizia con la mostra La Nube Purpurea - Extinction Agenda I dedicata a Milano nel 2007 si è poi allargato all'Europa con il II capitolo del 2008, No Man’s Land, per arrivare fino ad oggi con una nuova sfida: gli USA. L'America ed i suoi simboli colpiti ed affondati, pur ritratti nella loro più genuina bellezza e democraticità, corrotti e arrugginiti, alla fine del folle sogno del mondo contemporaneo. Alla faccia delle mode e di Hollywood che ha scelto oggi il trend della distruzione del mondo, Tom Porta non dedica la minima attenzione, lui non deve vendere emozioni digitali. Anzi combatte quella visione come una gigantesca plastica facciale che distrugge i veri contorni delle emozioni e tutto è travolto dal tratto dell'artista.

Ventisette tele compongono la mostra Extinction Agenda III, Fair Warning; il simbolo della X rossa testimonia la presenza dell'uomo anche se mai visibile fino a ora. Porta in questo ultima

fase ci lascia una speranza, mostrandoci, proprio nella sua ultima tela, l'uomo vivo, che ancora

vaga nel mondo, in un'irriconoscibile Route66, cercando la luce.

I temi coinvolti passano dal cinema alla letteratura, fino ad arrivare alla musica.

I simboli riconosciuti dalla massa sono distrutti volontariamente dall'artista e sembrano togliere la speranza che ormai non è più riconosciuta neanche all'America, paese dei balocchi per eccellenza.

Ma, come dice F. Bolelli in uno scritto presente nel catalogo in uscita per la mostra: "…per quanto distruttive possano essere le circostanze che li hanno determinati, lì c'è una nuova opportunità, lì si può reinventare…".

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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